Per una scuola creativa

Parte 2

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La scorsa settimana, nella prima parte dell'articolo dedicato alla creatività a scuola, avevamo iniziato insieme un excursus attraverso alcune delle strategie che possono aiutare un insegnante a rendere la lezione più accattivante e creativa: il Cooperative Learning, il gioco, la lettura di ciò che piace (senza imporre libri noiosi!).

Quali altre strategie possiamo mettere in campo con gli studenti?

Usare le tecnologie

Le tecnologie possono essere utilizzate da una parte per migliorare l’insegnamento e l’apprendimento, dall’altra per educare i bambini ed i ragazzi ad un corretto utilizzo delle stesse. Sappiamo infatti quanto un utilizzo scorretto delle tecnologie da parte dei bambini possa essere rischioso ed estremamente dannoso.

L’insegnante può ad esempio fare largo uso della LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) oppure può proporre giochi didattici al computer; i ragazzi più grandi possono essere invitati a fare ricerche in internet, a ricercare e guardare video didattici su Youtube, utilizzare il proprio Smartphone per fotografare aspetti della vita quotidiana che rimandano ad una lezione o ad una spiegazione per poi condividere le immagini con la classe e con l’insegnante. Fotografare potrebbe essere un bel compito creativo per fare una ricerca in modo alternativo!

Lingue straniere... con spontaneità

La scorsa settimana avevo suggerito di far leggere agli studenti ciò che a loro piace, senza costrizioni e senza l’obbligo della lettura di libri noiosi “imposti” dal docente. Questa idea si basa sugli studi di Stephen Krashen, famoso linguista americano, che ha teorizzato quella che lui chiama “free voluntary reading” (lettura libera e volontaria).

Possiamo applicare il concetto anche all’apprendimento delle lingue straniere: certamente è importante conoscere la grammatica, ad esempio dell’inglese, ma in alcune scuole gli insegnanti hanno provato a lasciare un momento di lettura libera di libri, fumetti e riviste messi loro a disposizione… ma scritti nella lingua straniera da imparare, quella che chiamiamo “lingua target”.

Perché non provare, ogni tanto, ad insegnare la lingua straniera “immergendo” gli studenti in essa e facendogliela sperimentare attraverso la lettura?

Non condannare l’errore

Noto con dispiacere che spesso gli studenti hanno paura di sbagliare e restano bloccati, non riescono ad esprimersi proprio a causa del timore di essere giudicati e valutati.

Gli insegnanti dovrebbero fare proprio il detto “sbagliando s’impara”: l’errore non andrebbe condannato, ma andrebbe gestito adeguatamente e considerato occasione di ulteriore apprendimento.

Gli studenti devono essere educati ed incoraggiati a riconoscere l’errore fatto e ad accettarlo, perché è proprio grazie ad esso che possono capire che cosa è necessario approfondire e che cosa si deve studiare con maggiore impegno.

Provare emozioni positive

L’apprendimento non è un processo meccanico e asettico, ma è fondato su una relazione di scambio tra due persone (maestro-studente in questo caso) ed è intriso di emozioni.

La relazione educativa, e quindi l’apprendimento, non sono possibili senza emozioni: se queste sono negative l’insegnamento sarà stanco, inefficace e probabilmente ci sarà come conseguenza il rifiuto di imparare da parte dello studente; se, al contrario, le emozioni sono positive avremo invece un insegnante motivato e un allievo interessato e spinto ad apprendere.

Quindi... largo a lezioni creative, piacevoli, accattivanti e che trasmettano ai bambini e ai ragazzi emozioni positive!

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