Verità o bugia?

Perché dire sempre la verità ai bambini

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Uno degli aspetti della genitorialità che possono mettere parecchio in difficoltà padri e madri è il fatto di dire (o meno) la verità ai propri bambini.

In particolar modo questo accade quando ci si trova in una situazione difficile o problematica, quale può essere ad esempio un lutto, una separazione, una malattia, una disabilità. I genitori si trovano nel dubbio: posso coinvolgere il bambino oppure è meglio tenerlo all’oscuro della questione? E se si sceglie di raccontare l’evento negativo al bambino, come fare? Essere il più possibile sinceri o “edulcorare” il discorso?

La pedagogia ci insegna che ai bambini deve essere sempre detta la verità. Anzi, i bambini hanno il diritto di conoscere la verità anche quando è scomoda (oppure quando a noi pare troppo scomoda).

Solitamente sono due le motivazioni che portano un genitore a non voler dire la verità al bambino: la prima, è quella di ritenerlo troppo piccolo e incapace di comprendere; la seconda, è la preoccupazione di causargli una sofferenza troppo grande, un “trauma emotivo”.

Riflettendo sulla prima motivazione, sappiamo che è possibile parlare con un bambino anche piccolo utilizzando parole molto semplici adeguate alla sua età e alle sue capacità di comprensione. In questo senso possono essere molto utili i libri (ne esistono moltissimi in commercio che trattano anche tematiche “difficili”) che l’adulto può sfogliare e leggere insieme al piccolo. Il libro fa da “mediatore” tra il bambino e la realtà e lo aiuta a comprendere maggiormente quanto sta accadendo in famiglia. Allo stesso tempo, il libro aiuta il genitore a trovare le parole giuste servendosi di racconti e fiabe che hanno un linguaggio in grado di parlare efficacemente al mondo infantile.

Riflettendo invece sulla seconda motivazione, siamo proprio sicuri che tentare di proteggere il bambino dall’evento negativo e dalla sofferenza non provochi in lui un danno ancora maggiore rispetto al dire la verità? I bambini sono abili lettori del “non detto”: ci osservano e leggono il nostro comportamento non verbale, la nostra tristezza o il nostro dolore che esprimiamo con il corpo ma non spieghiamo con le parole. Senza una spiegazione il bambino non capisce, rimane confuso e può arrivare a pensare di essere lui stesso la causa di quel comportamento così strano: “ho fatto qualcosa di male, è colpa mia se i miei genitori sono così tristi”.

Nascondere la verità, quindi, non serve ed è controproducente. Diciamo sempre la verità, con le parole e nelle modalità giuste e più adeguate a quello specifico bambino: è un importante tassello per la costruzione di un rapporto solido di fiducia genitore-figlio e per lo strutturarsi dell’equilibrio emotivo nel piccolo.

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