Le paure dei bambini

Parte 2

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Nel post della scorsa settimana vi avevo parlato di una tipica e normale paura dell’infanzia: l’ansietà per l’estraneo.

Oggi ne affronteremo insieme una seconda, di cui forse molti di voi hanno sentito parlare oppure hanno sperimentato nella vita quotidiana senza magari conoscerne il nome preciso. Intorno agli 8 mesi (con variabilità individuale: chi prima, chi dopo, con modalità e con gradi di intensità diversi) tutti i bambini non solo hanno paura degli estranei, ma iniziano a manifestare evidenti segni di disagio se vengono separati dalla mamma oppure da altri familiari con i quali hanno sviluppato una relazione di attaccamento.

Questa è quella che viene chiamata ansia da separazione, che raggiunge un picco verso i 14-20 mesi per poi diventare gradualmente meno intensa e meno frequente durante il periodo prescolare.

Quali sono i segni di disagio?

L’ansia da separazione si può manifestare ad esempio con il pianto quando la mamma esce dalla porta di casa e lascia il bambino a casa accudito da qualcun altro; con il non voler dormire da solo e la paura del buio; con il piangere quando si deve andare all’asilo e con mal di pancia oppure mal di testa all’avvicinarsi dell’evento.

Come comportarsi?

Ritengo necessario ribadire che, come nel caso della paura dell’estraneo, anche l’ansia da separazione è un processo normale e naturale della crescita che tutti noi, da bambini, abbiamo attraversato e che tutti i bambini del mondo si trovano ad affrontare. Non c’è quindi nulla di patologico e nulla da curare. Di conseguenza, al genitore non resta che accogliere con serenità il disagio manifestato dal bambino, senza negarlo e senza farne un senso di colpa personale, senza fargli credere che siamo arrabbiati o spaventati per il suo comportamento.

Se ha paura di dormire da solo possiamo gestire il momento del sonno in modo rituale e non affrettato, attuando alcune strategie che potete trovare qui.

Se piange quando ce ne andiamo oppure quando bisogna andare all’asilo possiamo utilizzare un oggetto transizionale, rifacendoci alla psicoanalisi: un orsacchiotto, una copertina, un oggettino di qualsiasi tipo che è simbolo di affetto e del legame con la figura di attaccamento (la mamma di solito, o il papà) consola, tranquillizza e ha un elevato potere calmante.

L’ansia da separazione, come la paura dell’estraneo, diventa di solito meno intensa durante il secondo anno di vita. Per quale motivo? Ci sono diverse ipotesi e diverse ricerche. La psicologa Mary Ainsworth, che ha compiuto moltissimi studi ed esperimenti sull’attaccamento, ritiene che i bambini diventino meno ansiosi quando iniziano ad utilizzare i loro “oggetti di attaccamento” (mamma, papà) come basi sicure che li incoraggiano ad esplorare l’ambiente circostante e… in quanto i genitori sono le loro "basi sicure", i bambini sanno che possono sempre farvi ritorno in caso di difficoltà!

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