Chi deve fare i compiti?

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Nella pratica educativa di ogni giorno ho a che fare con famiglie diverse ma tutte accomunate da una stessa problematica scolastica: quella relativa alla quantità dei compiti, che da molti genitori viene giudicata eccessiva in quanto occupa “quel poco tempo di libertà” che i bambini hanno tra il rientro pomeridiano a scuola, lo sport e gli altri impegni.

È chiaro che non posso essere d’accordo con il giudizio facile di alcuni genitori che criticano l’operato degli insegnanti e la quantità di compiti assegnata, magari davanti ai propri figli, pensando di saperne più del docente stesso. Solitamente, in queste occasioni, suggerisco di parlare direttamente con gli insegnanti (non alle spalle né tantomeno alimentando inutili e dannose discussioni nei gruppi WhatsApp dei genitori).

Oltre a questo, il mio intervento pedagogico consiste nel consigliare alle famiglie strategie e modalità per rendere più piacevole e più fruttuoso il momento dei compiti. Per esempio, la pianificazione giornaliera e settimanale delle attività è un “trucco” vincente, che insegna ai bambini ad essere consapevoli del proprio tempo e a saperlo gestire in maniera adeguata con maggiore attenzione, concentrazione e controllo. Il tutto in un ambiente adeguatamente strutturato e ordinato in modo da favorire l’ordine mentale.

Una volta sistemato l’ambiente e organizzata la giornata, rimane da capire: chi deve fare i compiti?

Sembra una domanda banale, ma non lo è.

Ritornando alle problematiche dei genitori di cui parlavo all’inizio di questo post, noto che molti genitori lamentano la troppa quantità di compiti perché… se ne fanno (troppo) carico in prima persona. Quasi fossero un insegnante privato, trascorrono ore accanto al bambino tra un incitamento e la correzione immediata dell’errore commesso dal figlio. Non ricordano come si risolve una divisione e corrono subito nel gruppo WhatsApp per domandare alle altre mamme “come si fa”. Addirittura, nei casi più estremi, fanno i compiti al posto del bambino perché è stanco oppure perché ormai è tarda sera.

I compiti li deve fare il bambino, non devono farli i genitori.

I genitori hanno la responsabilità di interessarsi dell’andamento scolastico dei figli, di quello che imparano a scuola, di come imparano e dei loro compiti a casa, senza però assumere un ruolo di controllo né sul bambino né tantomeno sull’operato dell’insegnante.

L’adulto deve facilitare l’esecuzione dei compiti mettendo in atto le strategie indicate sopra (ordine ambientale e pianificazione delle attività) e deve lasciare il bambino autonomo nell’esecuzione dei suoi compiti, senza interferire. Certo, se il bambino chiede un aiuto è giusto dargliene ma senza essere direttivi: ad esempio, al posto di dargli la soluzione possiamo guidarlo con domande che lo spronino al ragionamento, ad avere una sempre maggiore fiducia nelle proprie capacità e a trovare da sé la risposta corretta. E anche se non sarà corretta, poco importa: dagli errori si impara!

Il segreto è quindi quello di porsi come adulti facilitatori e motivanti, non come adulti controllori e generatori di ansia.

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