Sette note per crescere

I benefici della musica sui bambini

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Se pensate alle “attività extrascolastiche” dei bambini, che cosa vi viene in mente? Quasi sicuramente un’attività sportiva. Nulla di male in questo. Di solito i genitori si preoccupano, giustamente, di dare ai propri figli l’opportunità di fare almeno uno sport e ne conoscono gli indubbi e importantissimi benefici a livello psicofisico e relazionale.

Pochi genitori però valutano per i propri bambini la musica e ci sono parecchi pregiudizi al riguardo. Per esempio, si tende ad identificare la musica esclusivamente con il dover per forza imparare a suonare uno strumento, con l’essere particolarmente intonati, con l’andare al Conservatorio, con l’essere dotati per natura di un talento spiccato. La musica non è solo questo, ma è molto di più.

Per prima cosa la musica è un linguaggio universale che parla a tutti ed è accessibile a tutti. Inoltre, la scienza ci dice che la musica ha benefici considerevoli nella prima infanzia; già il semplice ascolto coinvolge ed educa la sfera cognitiva, emotiva, creativa, motoria, relazionale.

Che cosa significa?

Vuol dire che l’educazione musicale nell’infanzia porta miglioramenti nelle capacità di ascolto e di attenzione, nella coordinazione dei movimenti, nell’interazione con gli altri, suscita emozioni e stimola la creatività. Per questi motivi si stanno diffondendo molteplici iniziative legate alla musica e dedicate ai bambini, anche piccolissimi.

Esistono bambini senza predisposizione per la musica oppure stonati?

La risposta è… no. Tutti i bambini (ovviamente in assenza di specifiche patologie o disabilità) sono attratti dalla musica, hanno una naturale predisposizione per i suoni e sono in grado, ad esempio, di seguire il ritmo, di cantare in modo intonato, di assimilare la musica per poi riprodurla con la voce.

Come sempre, moltissimo dipende dagli stimoli che l’adulto fornisce al bambino fin da quando è molto piccolo. In genere gli adulti stonati o senza senso del ritmo lo sono perché probabilmente da bambini non hanno ricevuto i giusti stimoli musicali o ne hanno ricevuti pochi.

I genitori, quindi, hanno un compito importantissimo, che è quello di mettere a disposizione del bambino un ambiente ricco di stimoli sonori. Tutto è più semplice se genitori, parenti o amici suonano o cantano: il bambino molto probabilmente sarà più invogliato e interessato alla musica e al canto. Se i genitori invece mancano di predisposizione musicale dovrebbero comunque proporre qualche esperienza musicale al bambino, sotto forma di gioco e senza forzature, sfruttando la sua naturale predisposizione per il mondo dei suoni.

In Italia esistono numerose opportunità.

Tra le tante, Nati per la musica, un programma nazionale ideato nel 2006 che promuove l’esperienza musicale in famiglia sottolineandone sia il valore cognitivo sia il valore comunicativo, in quanto la musica supporta lo sviluppo e rafforza le relazioni tra bambini e tra bambini e adulti. L’obiettivo è, quindi, promuovere un migliore sviluppo del bambino attraverso l’esperienza musicale fin dai primissimi mesi di vita.

Segnalo anche Music Together, un programma di educazione alla musicalità per la prima infanzia diffuso in tutto il mondo (anche in Italia a Milano, Bergamo e Brescia) e che offre corsi e lezioni per i bambini e i loro genitori (ma anche nonni, tate, baby-sitter). Senza badare al talento o alla preparazione musicale del singolo, il metodo propone canzoni e ritmi accompagnati da attività ludiche che hanno l’obiettivo di far emergere la musicalità “nascosta” del bambino e dell’adulto e far diventare quest’ultimo un modello per lo sviluppo musicale del piccolo.

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