Cronometrare i compiti?

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Ritorniamo a parlare di compiti, “croce e delizia” di ogni bambino, di ogni ragazzo e di ogni genitore… In questo periodo, poi, sono numerose le lamentele al riguardo: “i compiti sono troppi", "si potrebbe farne a meno", "ma servono davvero?", "i bambini sono già stanchi per le troppe ore a scuola”.

Non parlerò qui del sì o no ai compiti a casa, ma preferisco approfondire una strategia utilissima per motivare i bambini a fare i compiti a cui avevo fatto cenno in un vecchio post di settembre: l’uso del cronometro (o del timer o dell’orologio)!

Personalmente sono sempre alla ricerca di strategie originali per sollecitare e supportare la concentrazione di alcuni bambini con cui ho a che fare per motivi di lavoro. Quella del cronometro è un’idea molto efficace, che sperimento con successo e che desidero condividere con voi.

Come sappiamo i bambini in genere non hanno una corretta percezione del tempo che passa e, quando aprono il diario e vedono una marea di compiti da fare, iniziano a lamentarsi e la motivazione inevitabilmente crolla. Si distraggono con estrema facilità, hanno tempi di attenzione molto brevi, per fare un esercizio sono capaci di impiegare anche un’ora quando basterebbero, ad esempio, 15 minuti. L’adulto ha il ruolo, a mio parere stressante e non sempre efficace, di richiamare continuamente il bambino affinché si concentri e si impegni. In questo modo, però, siamo noi adulti che “diamo un tempo” al bambino, un tempo che lui non è in grado di percepire e di gestire autonomamente.

Uno strumento che tutti abbiamo (anche sul cellulare) e che possiamo utilizzare è appunto il cronometro (oppure, come dicevo prima, vanno bene anche un semplice orologio oppure un timer da cucina).

Perché utilizzare un cronometro?

I vantaggi sono numerosi:

  • insieme al bambino possiamo stabilire una fascia di tempo entro cui svolgere un determinato compito o un esercizio (ad esempio, 15 minuti per fare due problemi di matematica).
  • si può “spezzare” un singolo compito in brevi tranche concordando con il bambino pause brevi e frequenti tra una tranche e l’altra: in questo modo il compito, che tutto insieme sembra lunghissimo, verrà percepito come più breve.
  • il bambino si concentra al massimo delle sue possibilità per un breve periodo, consapevole che successivamente potrà fare una piccola pausa per riposare. L’ideale sarebbe fare 3-5 minuti di pausa ogni 15 minuti di studio, aumentando progressivamente il tempo dedicato al compito per educare a mantenere l’attenzione per fasce temporali sempre maggiori.
  • il bambino si rende conto che se si concentra bene e non si distrae occorre, in realtà, meno tempo di quello che crede. Di conseguenza aumentano la motivazione a fare (presto e bene), il senso di autoefficacia (cioè il bambino diventa più consapevole di avere la capacità per fare bene e nell’arco di tempo prestabilito), l’autonomia (il tempo lo dà il cronometro, non noi adulti).

Con tutti questi vantaggi, che ne pensate di provare?

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