Le paure dei bambini

Parte 1

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In questo post e in quello della prossima settimana affronteremo insieme due paure tipiche dei bambini piccoli e che sicuramente vi siete trovati ad affrontare (o lo dovrete probabilmente fare in futuro) come genitori, insegnanti, baby-sitter, amici o conoscenti.

La prima di queste paure, chiamate “ansie”, è l’ansietà per l’estraneo.

Perché ad un certo punto i bambini “fanno i timidi” e si nascondono dietro alla mamma (o al papà) quando c’è un estraneo? Perché a volte addirittura arrivano a piangere in queste situazioni? E ancora, avete presente cosa succede per esempio quando si trova di fronte al pediatra?

Tra gli 8 mesi e l’anno di vita i bambini instaurano legami affettivi stretti con gli adulti della famiglia ma, nello stesso tempo, iniziano a mostrare reazioni negative verso gli estranei che possono quindi lasciare perplesse queste persone che non appartengono al nucleo famigliare. Alcuni bambini iniziano a manifestare disagio anche con i nonni o i parenti (quindi non necessariamente con persone che non hanno mai incontrato prima o che vedono occasionalmente).

Si tratta di una fase normale della crescita, che perciò non ci deve spaventare o fare pensare che quel bambino abbia “qualcosa che non va”. I bambini, quando attraversano la fase dell’ansietà per l’estraneo, stanno imparando la differenza tra “conosciuto” e “sconosciuto”. Di conseguenza non vanno “curati” ma necessitano soltanto di essere rassicurati, calmati, tranquillizzati.

Senza cadere nell’errore di essere troppo protettivi, possiamo mettere in atto un paio di accorgimenti che possono aiutare il bambino a vivere meglio la presenza di un estraneo.

Vicinanza dei genitori

Le ricerche dimostrano che i bambini reagiscono molto più negativamente agli estranei se nello stesso tempo sono separati dalla figura di attaccamento (la madre in genere, o il padre). Quindi, è importante che in presenza di un estraneo i genitori stiano vicini al bambino e che si relazionino in maniera amichevole e positiva, appunto, con l’estraneo in questione. Queste azioni permetteranno al bambino di capire che questa persona che non appartiene alla sua famiglia non è così paurosa se i suoi genitori la gradiscono!

Essere meno “intrusivi”

Dal canto suo, l’estraneo dovrà attuare un comportamento adeguato. Le ricerche, in questo caso, ci insegnano che gli estranei possono relazionarsi positivamente con il bambino se permettono a quest’ultimo di prendere l’iniziativa e quindi di avere il controllo sulla relazione. Un estraneo intrusivo si avvicina troppo rapidamente e si impone (ad esempio prende il bambino per mano anche quando quest’ultimo non vuole) suscitando paura. Gli estranei amichevoli hanno invece maggiori possibilità di successo: agiscono con cautela, hanno pazienza, offrono un giocattolo oppure propongono attività che il bambino conosce e ama fare… facendo leva anche sulla sua naturale curiosità!

Nella normalità dei casi la fase della paura dell’estraneo non dura per sempre: con lo sviluppo, con la crescita, con la socializzazione e con il frequente contatto con gli estranei (adulti e pari) il bambino ben presto impara a non temere il distacco dalle sue figure di riferimento e diventa consapevole che queste, anche se vanno via per un momento, poi ritornano e non c’è nulla da temere: il ricordo di mamma e papà gli farà compagnia mentre attende il loro ritorno.

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