Crescere ottimisti

Una sfida possibile?

di

"Esci nei campi, nella natura, al sole. Esci e cerca di ritrovare la fortuna dentro di te; pensa a tutte le belle cose che crescono dentro e attorno a te e sii felice".

Anna Frank

Uno degli aspetti migliori del lavorare con i bambini, a mio parere, è l’essere contagiati dal loro naturale ottimismo. I piccoli sono capaci di sorridere in modo innato, sanno dimenticare dopo poco di essersi fatti male o di aver preso un brutto voto. Man mano crescono, tuttavia, i bambini cambiano e possono manifestare una tendenza all’ottimismo oppure al pessimismo per motivazioni legate al carattere e all’ambiente educativo e di vita nel quale sono immersi quotidianamente.

Come fare per aiutare il bambino in crescita a mantenere il suo naturale ottimismo nei confronti della vita?

Certamente l’educazione e l’esempio giocano un ruolo essenziale in questo processo: avere genitori e insegnanti ottimisti e che sanno trasmettere ottimismo è vantaggioso. Il bambino che cresce in un ambiente famigliare e scolastico ottimista è sicuramente più fiducioso, motivato e felice.

Il bambino ottimista non è quello che vive in un mondo fantastico e magico senza legame con la realtà e totalmente inconsapevole delle difficoltà e dei problemi. Il bambino ottimista, al contrario, manifesta un atteggiamento saggio e razionale nei confronti della vita, è curioso, sa vedere le difficoltà come ad un incidente di percorso temporaneo e non come qualcosa che pervade tutti gli altri aspetti della vita.

Educare all’ottimismo significa quindi educare a cambiare mentalità, passando da una modalità di pensiero statica ad una modalità dinamica. Il pensiero statico è quello tipico dei bambini, adolescenti e adulti pessimisti che pensano e dicono “non sono in grado, non ne sarò mai capace, non provo tanto non serve a nulla, non cambierà mai niente, è colpa degli altri”. È chiaro che una modalità di pensiero del genere blocca qualsiasi evoluzione e qualsiasi apprendimento, lasciando il soggetto invischiato in una situazione negativa sulla quale crede di avere poco o nessun controllo.

Educare all’ottimismo implica aiutare il bambino a passare, come detto sopra, ad una modalità di pensiero dinamica ed elastica, quindi: “ci posso provare, posso essere capace, posso riuscire, se sbaglio non è la fine del mondo, che cosa e quanto posso controllare in questa situazione?”.

Emergono qui due aspetti importanti legati all’educare all’ottimismo: l’errore ed il controllo. Per quanto riguarda il primo, mi viene subito in mente il nostro sistema scolastico che ancora troppo spesso, purtroppo, condanna l’errore. Quante volte mi capita di impiegare del tempo (assolutamente non sprecato!) a far capire ai bambini che l’errore non è una condanna e non vuol dire non essere capaci: a scuola si va per imparare e spesso solo sbagliando si può capire che si ha bisogno di approfondire meglio e fare più esercizio. Alcuni bambini, così abituati ad avere tutto e subito oppure con genitori che pretendono la perfezione e il massimo dei voti, non reggono la frustrazione di fronte ad un piccolo fallimento, vanno in crisi e non sanno come uscire dall'impasse.

Il secondo aspetto legato all’educazione all’ottimismo è il controllo: che cosa possiamo controllare della nostra vita? Certamente non tutti gli eventi, la maggior parte dei quali sono imprevedibili. Ma possiamo imparare a controllare la nostra reazione di fronte ad essi, le nostre emozioni, il nostro pensiero e le nostre parole. I bambini possono essere educati a questo!

Al riguardo, mi piace concludere con uno stralcio tratto dal libro “La strada nuova” della danzatrice Simona Atzori: “A volte ci sentiamo in balìa della vita e sentiamo di non essere padroni della nostra realtà: perché non siamo davvero noi a crearla. Potrebbe essere stato il mio caso se non mi fossi dedicata alla danza come ho fatto: che ne sarebbe stato dei miei sogni se avessi lasciato che la mia mente creasse ispirata dagli sguardi di commiserazione dei miei primi spettatori? Finché non comprenderemo che i nostri pensieri e le parole che pronunciamo non solo sono potenti e lavorano dentro di noi, ma hanno proprio la capacità di modificare la realtà, niente potrà mai cambiare davvero”.

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